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Il tempo pieno è nato sul finire degli anni sessanta a Spilamberto, ricorda ancora oggi commosso il sindaco di allora, Renzo Orlandi. “A Modena è apprezzatissimo” sottoline, dati alla mano, l’assessore all’istruzione Adriana Querzè.

1967, Spilamberto, da un’idea dell’allora preside Ennio Draghicchio, subito appoggiata dall’amministrazione comunale che mise a disposizione le maestre, inizia la rivoluzione della scuola elementare italiana. I bambini non terminano più le lezioni alle 12e30, ma hanno la possibilità di tornare a scuola il pomeriggio per approfondire gli argomenti trattati al mattino e apprendere qualcosa in più. Un successo travolgente che portò nel 1971 all’istituzione per legge del Tempo pieno, le 40 ore di lezione su 5 giorni settimanali con due maestre e diversi esperti, che sono diventate negli anni il fiore all’occhiello della scuola italiana. Un modello educativo che rischia di essere smantellato dalla riforma del Ministro Gelmini che prevede il ritorno al maestro unico e 24 ore di lezione settimanali. Una scelta contro cui si scaglia l’allora sindaco di Spilamberto, Renzo Orlandi, che rivendica ancora oggi commosso la bontà di quella decisione. E che il tempo pieno a Modena sia particolarmente usato e apprezzato, lo confermano i dati dell’amministrazione comunale. In città sono più di 6mila, in 266 classi, i bambini che frequentano il tempo pieno, ma anche nei moduli è previsto almeno un rientro pomeridiano. “Il ritorno al maestro unico, per il prossimo anno scolastico per le classi prime – commenta l’assessore Adriana Querzé – è molto grave sia da un punto di vista didattico, sia per le famiglie modenesi, dove l’occupazione femminile supera il 70%”. “Ma soprattutto i bambini in difficoltà non avranno più momenti di recupero individuale o in gruppi e questo solo per la necessità di tagliare la spesa”. “Questo – conclude la Querzé – significa tornare alla scuola elementare degli anni ’50”.


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