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Lo sgombero di Libera è sempre più un caso politico e giudiziario. Oggi gli anarchici hanno deciso si adire a vie legali contro l’amministrazione comunale, mentre il consigliere Tesauro ha rassegnato ufficialmente le dimissioni.

Hanno deciso di seguire, per la prima volta, le vie legali gli anarchici di Libera, per ottenere il riconoscimento di un diritto, invece della protesta in piazza. Quindi, come annunciato già il giorno dello sgombero, hanno presentato stamattina un ricorso al tribunale civile di Modena contro uno sfratto, che ritengono illegittimo. Motivo: l’associazione “Gli agitati” esiste ancora e aveva il diritto di restare in via Pomposiana fino a novembre. A spiegarlo l’avvocato che segue gli anarchici, Fausto Gianelli, che aggiunge che nel ricorso si fa riferimento anche alle masserizie di proprietà dei residenti, che in caso di sgombero la legge impone vengano portati fuori dalla casa anche se non lo fanno i proprietari, e che invece sono state lasciate sotto le macerie. Nel caso l’istanza venga accolta, anche solo in una sua parte, il Comune dovrebbe pagare i danni. Ma più dell’importo in sé, la sentenza assumerebbe un significato politico, proprio come le remissione delle deleghe, avvenuta stamattina con una lettera al Presidente Cottafavi e al Sindaco Pighi, del consigliere, Mauro Tesauro. “Dopo tanti anni in cui ho avuto responsabilità di Governo, da assessore all’ambiente prima e da consigliere delegato poi – spiega Tesauro – ritengo queste dimissioni un atto di correttezza e di coerenza inevitabile, non riconoscendomi più in molte delle scelte politiche dell’attuale Giunta”. Dopo il caso di Telleri in Provincia, con conseguenti e successive dimissioni dell’assessore Poggioli, i Verdi sembrano rompere con la maggioranza di Governo anche a Modena. “Anche se la mia – precisa Tesauro – è una scelta individuale, ancorché condivisa dal direttivo comunale che a settembre ratificherà la decisione”. E sul fatto che si tratti di una scelta personale punta il segretario cittadino del Pd, Giuseppe Boschini, secondo cui “ci sono ancora le condizioni per i Verdi di dare un segnale chiaro e univoco sulla volontà di restare in maggioranza”.


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