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Il giorno dopo lo sgombero e la demolizione di Libera ancora tante le polemiche. Intanto gli anarchici non si arrendono e promettono azioni dimostrative.

Questa mattina a Marzaglia in via Pomposiana quello che resta di Libera è soltanto un cumulo di macerie. Ieri sera, infatti, alle 20.50 le ruspe hanno iniziato la demolizione del casolare, occupato fino a poche ore prima dagli anarchici, che non sono voluti restare a vedere l’abbattimento di quella che ritenevano la loro casa. Ad uscire per ultimo dal centro sociale un inquilino che, con un metodo usato dagli anarchici baschi, si era murato un braccio nel cemento armato. I vigili del fuoco hanno lavorato due ore per liberarlo e, quando è uscito, è stato accolto dagli applausi di una cinquantina di persone che avevano manifestato tutto il giorno contro lo sgombero. L’operazione, portata avanti congiuntamente da polizia, carabinieri e vigili urbani, sembrava conclusa alle 19 quando Colby, lo storico leader degli anarchici del Libera, era stato fatto scendere di peso dal tetto, dove si era asserragliato insieme ad altre quattro persone dalla mattina alle 5. Ma in pochi minuti la situazione si è poi surriscaldata. Differenti le versioni dell’accaduto, ma in qeste situazioni è sempre difficile capire cosa succede. I manifestanti sostengono di aver avuto solo l’intenzione di avvicinarsi al loro amico rimasto nella casa, senza aggredire nessuno, mentre secondo le forze dell’ordine uno del gruppo avrebbe colpito alla testa il dirigente della polizia, scatenando così la reazione dei colleghi e la risposta degli agenti. Ci sono stati momenti difficili, alla fine il bilancio è si un ragazzo è rimasto ferito alla testa, un altro lamentava di avere una costola rotta e anche tre agenti sono rimasti contusi. Una situazione complicata e delicata al tempo stesso e il questore Elio Graziano ha ringraziato i suoi uomini per come hanno gestito l’operazione. Botta e risposta tra il sindaco e il leader di Libera “Un percorso rivolto anche a riaffermare la necessità del rispetto delle regole”. Queste le parole del sindaco di Modena Giorgio Pighi che ha commentato le vicende di ieri. “Lo sgombero si è svolto senza inutile violenza, – continua Pighi – contenendo al minimo l’uso della forza”. Secondo il primo cittadino modenese si apre ora una fase nuova, potranno finire i lavori di un’opera attesa da anni e sottolinea il ruolo della pista prove per l’economia della nostra città. Per quanto riguarda Libera, l’amministrazione ribadisce la sua disponibilità a valutare soluzioni concordate, “ a patto che anche gli eventuali contrasti vengano affrontati senza ricorrere a comportamenti scorretti o tanto meno illegali. Di certo – dice Pighi – non verranno tollerati tentativi di ripetere l’esperienza delle occupazioni abusive”. Intanto gli anarchici affermano che continuerà la loro protesta contro la costruzione dell’Autodromo di Marzaglia e pensano ad azioni dimostrative. Il progetto della pista prove Lo sgombero è arrivato alla fine di un braccio di ferro tra Comune e Libera legato alla realizzazione di un autodromo. Nell’area in cui sorgeva il centro sociale, troverà casa il Centro Guida Sicura, un progetto che occuperà 277mila metri quadrati. Ci sarà un anello esterno della lunghezza di 1600 metri con quattro piste interne per prove e test delle case automobilistiche e dell’Università e corsi di guida sicura. L’area edificata sarà di 15.170 metri quadrati, pari a meno del 5% dell’intera superficie e sarà destinata a uffici, aule, box, un albergo, un ristorante, aree espositive, commerciali e museali. Il progetto è stato approvato in via definitiva lo scorso 26 maggio.


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