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Da oggi, e sino al 30 settembre, è possibile presentare le osservazioni al Piano delle attività estrattive adottato dalla Provincia. La situazione più complessa a Piumazzo, dove si sta costituendo un comitato di cittadini.

A Modena, oltre all’oro nero, l’aceto balsamico non il petrolio, c’è anche quello grigio: la ghiaia. Patrimonio naturale indispensabile per le infrastrutture da costruire, ma anche da sempre al centro di polemiche per le quantità scavate, i pochi benefici pubblici e l’impatto ambientale, basti pensare ai frantoi lungo i fiumi. Attualmente nel modenese sono attivi 64 cave e 33 frantoi, la cui attività è regolata dal Piano delle attività estrattive della Provincia. Il nuovo Piae, cui da oggi e sino al 30 settembre è possibile presentare osservazioni consentirà nei prossimi dieci anni di scavare 50 milioni di metri cubi di inerti, ghiaie e argille, di cui 23 destinati alle infrastrutture da realizzare: Bretella, Cispadana e terza corsia dell’A22 . Il Piano individua 28 poli estrattivi d’importanza provinciale, in 20 comuni, con la quota maggiore che verrà dalle cave di Marzaglia, Castelfranco, San Cesario e Savignano, mentre a Mirandola, Finale e San Felice si estrarrà argilla per la Cispadana. Tra gli obiettivi del Piae: lo spostamento dei frantoi dai fiumi (sul Secchia ne resterà solo 1, sul Panaro 6 degli attuali 13) e la qualificazione dei poli dismessi. Così il polo 7 di San Cesario e quello di Prati di San Clemente diventeranno casse d’espansione per Panaro e Naviglio. Ma 50 milioni di metri cubi sono un quantitativo davvero ingente e così a Piumazzo, dove in località California, è previsto il polo estrattivo più grande, da oltre 5 milioni, si sta costituendo un comitato di cittadini contrario al potenziamento della cava e lo stesso sta succedendo a Magazzino di Savignano. Resta aperto anche il tema del quanto i concessionari devono riconoscere agli enti locali, per sfruttare un bene di tutti. Una cifra ritenuta da molti del tutto insufficiente. Buone nuove, invece, sul fronte dei controlli: oltre 500 nel 2007 senza che siano stati rilevati scavi fuori dalle aree consentite e danni ambientali gravi come l’intercettazione di falde acquifere.


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