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“Il Ministro Maroni prenda anche le nostre impronte”. La provocazione è dei promotori di una raccolta di firme contro il provvedimento della schedatura dei rom.

“Siamo tutti rom”. E’ lo slogan della campagna presentata oggi in Provincia. Partita per volontà di cittadini, prima ancora che di associazioni, sindacati e partiti, vuole essere un modo forte e vibrante per dire no alla prassi della schedatura dei nomadi, bambini compresi, proposta dal Governo. “Una barbarie, un atto discriminatorio, è stato detto, ancora più odioso perché fondato sulla razza e l’etnia”. Da qui l’idea di raccogliere, insieme alle firme, anche le impronte digitali degli aderenti all’iniziativa. In segno di vicinanza ai nomadi, i promotori dell’iniziativa, tra cui l’assessore Grandi, i consiglieri Tesauro e Lugli, Barbolini dell’Arci e Prodi di Cgil, si sono anche appuntati sul petto il triangolo rovesciato, simbolo della persecuzione nazista subita dai rom. Condanna per la schedatura dei bambini rom è stata espressa anche dal segretario Uil, Luigi Tollari. Questa sera intanto prenderà il via a Carpi, nell’ambito della festa del Pd, la raccolta delle firme e delle impronte. La maggioranza di governo, per bocca dei suoi esponenti locali Enrico Aimi e Andrea Leoni, si interroga su quale sia il problema nel raccogliere le impronte digitali ai nomadi, anche se minori. I due consiglieri regionali del Pdl sostengono infatti che si tratti di una norma a tutela degli stessi bambini e di tutti i cittadini. Siamo andati a sentire cosa ne pensano i diretti interessati, i nomadi che verrebbero chiamati per primi a rilasciare le  proprie impronte. L’obbligo, secondo le ultime proposte, verrebbe infatti esteso a tutti, ma dal 2010.


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