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Tema del momento è la discussa norma del Governo che prevede il prelievo delle impronte digitali anche ai bambini rom. A Modena, la gestione della popolazione nomade è stato affrontata nell’ottica dell’integrazione, attraverso l’istituzione di micro-aree e lo smantellamento dell’unico campo cittadino. A 7 mesi di distanza dal varo delle aree, siamo andati in quella di via Gianco, per vedere cos’è cambiato. Tutti ci parlano di miglioramento

Il campo nomadi di via Baccelliera non c’è più, ormai dallo scorso dicembre, e le nuove microaree stanno uscendo dalla fase di rodaggio. Dopo una partenza sofferta, all’insegna delle critiche, sembra che la realtà si stia configurando in maniera più positiva del previsto, soprattutto per chi conosceva la situazione precedente. Non tutti la pensano così, c’è anche chi resta critico, soprattutto nei pressi di altre aree, e diffida dei nuovi vicini, ma in generale, a Modena, dove la popolazione nomade è in prevalenza sinti, italiana, e in città da decine di anni, con le microaree è stata affrontata una serie di problemi: l’igiene, il controllo degli accessi e il pagamento delle bollette. I bambini vanno a scuola. Proprio per questo, gli abitanti dell’area di via Gianco, situata a poche centinaia di metri dall’ex campo, sono entusiasti della nuova sistemazione, e chiedono fiducia. Positivo anche il bilancio da parte del Comune.


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