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Rettori delle università emiliano-romagnole mobilitati contro il Decreto Legge che taglia le risorse agli atenei pubblici. Prevista per i prossimi giorni una riunione straordinaria congiunta.

Un blocco quasi totale dei turn over dei docenti e del personale tecnico-amministrativo e un taglio sostanziale al Fondo di Finanziamento Ordinario delle università pubbliche. In pratica una riduzione drastica delle risorse finanziarie ed umane. Questo in sintesi quello che prevede il Decreto Legge 112 del 25 giugno, varato dal Governo Berlusconi, per le università italiane. Così i Rettori degli atenei emiliano-romagnoli hanno espresso, in una nota, la loro preoccupazione per quanto riguarda la situazione. Nel Decreto Legge viene proposta la possibilità di trasformare le università pubbliche in Fondazioni di diritto privato secondo un provvedimento, definito dagli stessi rettori “articolato e confuso”. Le Università della nostra regione sono tra le più attrattive di tutto il Paese per la variegata offerta formativa, ma verranno inevitabilmente segnate dai tagli previsti. Questo potrebbe portare a dover ridefinire il costo di accesso alle università per gli studenti e per i servizi educativi. Si pensi che ad oggi le rate universitarie oscillano dai 1500 ai 1800 euro annuali. Da tempo le università dell’Emilia Romagna hanno intrapreso la via dell’autonomia e si dichiarano “pronte ad ulteriori interventi di qualificazione della spesa”, ma vengono chieste una valorizzazione ed una valutazione a livello nazionale della qualità della didattica, della ricerca, dell’amministrazione e dell’impatto sulle realtà locali. Il prossimo 21 luglio i rettori delle università di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia e Parma hanno convocato una riunione straordinaria congiunta dei quattro Senati Accademici e Consigli di Amministrazione per testimoniare il ruolo che il sistema universitario intende svolgere nel futuro.


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