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“Ho sbagliato e mi sento moralmente responsabile dell’omicidio commesso da Michelangelo D’Agostino". A parlare è Angelo Martinelli, il magistrato modenese che ha concesso all’assassino di lasciare la casa-lavoro di Castelfranco. La solidarietà degli avvocati penalisti.

“Ho sbagliato e mi sento moralmente responsabile dell’omicidio commesso da Michelangelo D’Agostino e del fatto che tre ragazzi sono rimasti senza padre”. Il giorno dopo l’arresto del “killer dei cento giorni”, Angelo Martinelli, il magistrato modenese che gli aveva concesso la licenza, non riesce ancora a darsi pace. Ma non si sottrae alle domande, anche le più crude. Perché D’Agostino dopo 15 omicidi e le false accuse ad Enzo Tortora, ne ha potuto commettere un sedicesimo? “Tecnicamente – spiega il magistrato di sorveglianza, da 14 anni a Modena, l’ex camorrista aveva terminato di scontare la sua pena, da diversi mesi. In un altro Paese, ad eccezione della Francia, sarebbe già stato libero. In Italia, invece, esistono le misure di sicurezza. Una sorta di parcheggio, nel caso di D’Agostino nella casa di lavoro di Castelfranco Emilia, per valutare se il reo è cambiato. La valutazione finale sulla piena riabilitazione o sulla concessione di permessi, tocca al magistrato di sorveglianza e in questo caso, come ha ammesso lui stesso con inusuale coraggio, Angelo Martinelli, ha sbagliato la decisione. “Le scuse ai familiari della vittima suonerebbero ipocrite, ma se ce ne fosse l’opportunità non mi tirerò certo indietro”. Assicura. Ribadendoci però che quest’errore non deve mettere in discussione le norme che consentono il reinserimento progressivo dei detenuti: “La Legge Gozzini e le misure di sicurezza consentono infatti di far riprendere ai detenuti un contatto progressivo con la realtà esterna. Se uno esce dal carcere senza un lavoro, senza una casa, senza una famiglia è facilissimo che torni a delinquere. Almeno questo dicono i numeri”. Martinelli, però, non cerca giustificazioni per il suo errore. “Il mio compito è quello di capire cosa farà una persona nel suo futuro. Secondo l’Imperatore Adriano una cosa semplice, se la si conosce nel presente. Purtroppo, nonostante avessi personalmente incontrato D’Agostino e tutte le relazioni tecniche fossero a lui favorevoli, compreso un lavoro e un punto d’appoggio a Pescara, presso un sacerdote che aveva conosciuto negli anni del carcere, ho sbagliato la decisione”. E il “killer dei cento giorno”, nomignolo che D’Agostino si conquistò ferocemente sul campo durante una sanguinosa guerra di camorra, ai tempi del suo legame con il boss Raffaele Cutolo, è tornato a colpire. E Martinelli è finito nell’occhio del ciclone. Una bufera che lo segna da un punto di vista morale più che professionale: “La legge è stata pienamente rispettata – assicura – Anzi, mi aspetto che, chi ha il potere e il dovere di valutare i magistrati, il Csm, lo faccia, come è normale e giusto che sia”. Ma questo di fronte alla fine di una vita, conta davvero poco. LA STIMA DEGLI AVVOCATI PENALISTIStima e solidarietà al dott. Martinelli: la esprime l’avvocato Alessandro Sivelli a nome di tutti gli iscritti alla Camera penale di Modena. I penalisti conoscono il dott. Martinelli da tempo, l’uomo e il magistrato, ne sottolineano l’onestà e il senso di responsabilità, rimarcano come non si sia sottratto al confronto e invitano a non trarre conclusioni affrettate sull’operato del giudice e sull’efficacia dei benefici dell’ordinamento penitenziario. Severa, invece, l’On del Pdl Isabella Bertolini, a sua volta avvocato, che chiede al Ministro della giustizia di fare luce sul caso.


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