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Allontanare frantoi e scavi dai fiumi e rinaturalizzare le cave esaurite. Sono alcuni degli obiettivi indicati nel nuovo Piano delle attività estrattive della Provincia di Modena.

Maggiori tutele ambientali, senza per questo venir meno alla domanda di ghiaia e argilla che proviene dal territorio. E’ il criterio a cui si ispira il nuovo piano delle attività estrattive della Provincia di Modena per i prossimi dieci anni. Adottato nei giorni scorsi dal Consiglio Provinciale, il provvedimento sarà sottoposto, a partire dal 30 luglio e fino al 30 settembre, alle eventuali osservazioni dei cittadini prima dell’approvazione definitiva. I poli estrattivi di interesse provinciale sono 28, sparsi in una ventina di comuni. I principali si trovano a Modena, Castelfranco Emilia, S.Cesario, Savignano, più quattro nuovi poli di argilla a Mirandola, Finale Emilia e S.Felice sul Panaro, previsti in vista dei lavori alla Cispadana. Sono invece una decina i poli prossimi all’esaurimento per i quali è stata preventivata la chiusura. Tra questi, il sito tra Modena e S.Cesario che sarà rinaturalizzato e diventerà parte del sistema delle casse d’espansione del Panaro e quello di limi sabbiosi ai Prati di S.Clemente, a Modena, che una volta chiuso fungerà anch’esso da cassa di espansione. Un altro obiettivo indicato come prioritario è l’allontanamento dei frantoi da Secchia e Panaro per la valorizzazione dei fiumi. Nei prossimi anni sul Secchia rimarrà 1 solo frantoio dei 6 attuali, mentre sul Panaro ne rimarranno 6 dei 13 ora attivi. Infine i controlli: lo scorso anno i tecnici provinciali hanno effettuato oltre 500 sopralluoghi nelle cave, senza rilevare alcuna violazione grave. Elevate solo 7 multe per recinzioni incomplete e per scavi non conformi al piano di coltivazione.


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