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Sono stati privilegiati interessi e progetti meno ambiziosi, con il risultato di far perdere alla città un’occasione importante. L’associazione Carpi città della cultura fra il punto sulla mancata acquisizione della collezione Severi e chiede alle istituzioni un’assunzione di responsabilità.

Dopo un anno e 8 mesi si chiude il capitolo sulle statue della collezione Severi, non l’esperienza dell’associazione ‘Carpi città della cultura’ che si impegnerà in altre battaglie. Questa mattina, a Carpi, presidente vice presidente e tutti coloro che si sono battuti perchè la collezione d’arte della famiglia Severi potesse rimanere un patrimonio della città hanno fatto il punto dopo che, lo scorso aprile, la Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi aveva annunciato la decisione di rinunciare all’acquisto. L’imponente collezione è valutata 2 milioni di euro e attualmente in mostra all’interno del parco Rangoni Machiavelli di Pozza di Maranello. Al di là della manifesta delusione, l’associazione culturale chiede al sindaco di Carpi e al Presidente della Fondazione Gianfedele Ferrari di ripercorrere e di motivare pubblicamente i passaggi della vicenda: “Un’assunzione di responsabilità – spiegano Andrea De Pietri, Henrich Stove e Werther Cigarini – poiché entrambi hanno mandati in scadenza”. Nota di demerito anche nei confronti delle associazioni di categoria che non hanno creduto e sostenuto fino in fondo il progetto. Riguardo al timore che la collezione venisse smembrata, la famiglia Severi, incassato il no della Fondazione, ha già inserito due sculture nel catalogo di un’asta, tra le prime a prendere il volto un’opera di Giò Pomodoro.


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