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Nel corso di un convegno sulla videosorveglianza, all’Università di Modena e Reggio Emilia, il questore di Modena ha auspicato una modifica della legge sulla privacy. Secondo Graziano le norme devono considerare anche le esigenze della polizia.

La tecnologia al servizio della sicurezza: questo in sintesi l’obiettivo del convegno organizzato oggi alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Esperti a confronto hanno parlato della possibilità di utilizzare le ultime scoperte, ma anche di aiutare le forze dell’ordine con parametri per leggere le immagini che siano comuni a tutti. Perché la videosorveglianza è l’ultima frontiera per la sicurezza. Ma, ha spiegato il questore Elio Graziano, servirebbe una legge che ne regolamentasse l’uso, tenendo in considerazione le esigenze della privacy dei cittadini ma anche quelle della polizia. “Le immagini vengono distrutte in pochi giorni e usate solo da personale qualificato – ha sottolineato il questore – eventuali abusi andrebbero perseguiti, ma un atteggiamento pregiudiziale non aiuta nessuno”. Ma come funziona la videosorveglianza, quali sono gli utilizzi pratici e le garanzie a tutela delle persone? A Modena oggi sono in funzione 81 telecamere, sistemate nelle zone calde della città, e sono gli occhi di polizia e carabinieri, con 15 agenti che a turno controllano tutto quello che succede sui monitor. Le telecamere vengono usate come deterrente, come prevenzione, ma anche in indagini particolari perché permettono di seguire un sospetto su varie strade o di localizzarlo dopo che ha commesso un reato. Ma solo le forze dell’ordine vi hanno accesso.


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