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Un miliardo di euro per la sanità modenese con tre priorità: fondo per la non autosufficienza, potenziamento dei servizi e riduzione dei tempi d’attesa. Le risorse sono previste nel nuovo Piano socio-sanitario regionale in via d’approvazione. Ma per il futuro potrebbero esserci novità.

Obiettivo salute, ma non vi vogliamo parlare della nota trasmissione di Trc-Telemodena, bensì del Piano socio-sanitario regionale 2008-2010. Mercoledì scorso il corposo documento di riassetto e potenziamento del sistema sanitario dell’Emilia Romagna, è stato approvato dalla competente commissione regionale e mercoledì 21 maggio arriverà in Assemblea per il via libera definitivo. Un Piano di grande importanza per Modena che, dopo Bologna, fa la parte del leone e potrà contare su 963 milioni di euro. Risorse che serviranno per potenziare il fondo per le persone non autosufficienti anziani, sono 270mila in Emilia Romagna quelli con più di 80 anni, e disabili; per ampliare sia per reddito sia per patologia l’assistenza odontoiatrica, con particolare attenzione ai bambini; per la sicurezza sul lavoro e per ridurre i tempi di attesa per le visite e gli esami specialistici. Uno dei problemi maggiormente sentiti da tutti i cittadini che si rivolgono alla sanità pubblica. Il Piano non destina risorse ad azioni specifiche ma traccia le linee di un sistema socio-sanitario che conferma la centralità di un welfare universalistico e prende atto dei fenomeni in atto come l’invecchiamento della popolazione e l’aumento degli immigrati. Un sistema a rete che punta a coinvolgere tutti i soggetti attivi, con al vertice la ‘cabina di regia’ regionale. Tra le novità, anche la nascita di un osservatorio che valuterà il possibile impiego assistenziale delle medicine non convenzionali come agopuntura e omeopatia e l’indicazione che i medici di famiglia devono operare in forma associata in modo da garantire orari più ampi e nuovi servizi ambulatoriali. Soddisfatto, per il Piano e per le risorse destinate a Modena, il consigliere regionale del Partito democratico Matteo Richetti che sottolinea come in questo modo “Si tiene alto il livello della sanità regionale e si amplia la rete di assistenza”. Non solo, in base ai primi riscontri funziona all’ospedale di Sassuolo la gestione mista pubblico-privato: si sono ridotti i tempi di attesa degli esami per i pazienti, e le strumentazioni specialistiche vengono utilizzate a tempo pieno. Richetti non esclude che sia una strada da valutare per il futuro.


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