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La ministra Fedeli interviene sul caso di bullismo a Mirandola, intanto anche il Corni Professionale finisce nella lista delle scuole oggetto di violenze o vandalismi che spesso hanno come bersaglio i docenti o l’istituzione stessa

Sul caso di Mirandola (dove una docente è stata colpita con un cestino lanciato durante una lezione, con tanto di ripresa video da parte di uno studente) interviene oggi la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli: “Un episodio grave di una situazione nota alla scuola e ai servizi sociali e già all’attenzione del nostro Ufficio Scolastico Regionale, per la quale sono stati da tempo attivati interventi diversificati” – commenta Fedeli che esprime vicinanza alla dirigente scolastica e ai docenti e conclude: Parlare sempre e e solo di una scuola allo sfascio o allo sbando non corri sonde al vero e non rende merito alla sua quotidiana azione per sostenere la crescita delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi”.

 

Ad aprile lo scuolabus usato come ariete per devastare l’ingresso del Meucci di Carpi; due giorni fa il cestino lanciato in testa a una prof del Galilei di Mirandola. Infine i dati choc dell’IPSIA Corni, i cui studenti hanno superato i cento giorni di sospensione in meno di due mesi per aggressioni e furti, anche ai proff. L’annus horribilis delle scuole modenesi è in pieno corso e il bollettino è da guerriglia: al professionale un docente è stato alleggerito di centinaia di euro, un altro colpito da una testata, più volte i ragazzi sono stati sorpresi a fumare cannabis entro i confini dell’istituto; quanto a Mirandola, la prof colpita dall’oggetto volante e umiliata sui social network ha annunciato che sporgerà denuncia, stessa cosa faranno la dirigente scolastica e naturalmente i Carabinieri; ma accanto alla fredda cronaca e alle sue conseguenze giudiziarie c’è un problema enorme, sociale prima ancora che educativo, che infesta gli incubi di tutori e genitori: perché tanta violenza, tanto esibizionismo della violenza, tanto senso di impunità? Secondo Monica Barbolini, segretario regionale di CISL Scuola, il cosiddetto patto educativo tra famiglie e docenti è più debole che mai, con questi ultimi sottoposti a doppia pressione e resi più fragili dalla legge 107, quella che introducendo bonus legati al rendimento a discrezione dei dirigenti scolastici ha ulteriormente deteriorato il cosiddetto “corpo docenti”. “Oggi il patto educativo è un foglio scritto e firmato dalle parti a inizio anno” spiega Barbolini: “segno che non è più una cosa da dare per scontata. La scuola deve tornare ad essere comunità educante”. Intanto continuano ad aumentare i casi del cosiddetto “burnout del docente”, lo stress acuto che colpisce maestri e professori, ormai una malattia riconosciuta. “La professione è meno appetibile che mai” conclude la Barbolini, sottolineando le difficoltà ormai croniche patite dalle scuole nel trovare maestri o professori altamente qualificati, anche in materie fondamentali come italiano o matematica; la vocazione dell’insegnamento tocca ormai sempre meno laureati, preoccupati dalla prospettiva di una vita frontiera con pochi soldi in busta paga e ancor meno alleati.


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