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Modena presenta le sue mostre che da oggi sono aperte al pubblico in concomitanza con il Festival filosofia sulla “verità”

Molte resteranno allestite per diverse settimane ancora dopo che, domenica sera, il Festival Filosofia 2018 sarà tornato negli scatoloni. Ed è un bene perché le mostre che compongono il programma creativo di questa edizione dedicata alla “verità” hanno bisogno di tempo per essere esplorate, attraversate e, come ci si aspetta, accolte. Tempo, certo, ma anche condizioni speciali, poltrone reclinabili comprese, come quelle necessarie ad apprezzare la complessità dell’allestimento del “Viaggiatore mentale” dell’artista canadese Jon Rafman, per il quale il dialogo tra arte e fruitore si consuma in confessionali laici. Ancora sul filo della contemporaneità Gianfranco Baruchello, al Mataporta a Modena il progetto del 1978 che prevedeva la realizzazione di un libro in copia unica e un film di interviste sul tema del sapore dolce. Francesco Cocco, con la sua “Oltre la confessione, L’Italia delle prigioni, sempre all’Ex Sant’Agostino” ci porta lungo un viaggio attraverso l’Italia visto dal punto di vista dei detenuti, emergono frammenti di vita dimenticata, o semplicemente nascosta agli occhi della società. Non confessioni, ma testimonianze di solitudine nel regime di reclusione, gli sguardi e i gesti di questi uomini e donne raccontano il peso della pena. “1948, Italia al bivio” presso la Biblioteca Poletti e Archivio Storico Comunale, trascina alla contemporaneità del recente passato della neonata repubblica attraverso materiali documentari e iconografici che mettono in luce i meccanismi e le peculiarità della campagna elettorale del 1948 e il pluralismo delle verità discordanti e contrapposte di quel cruciale momento storico. Carlo Benvenuto con “Gare de Moi” al restaurato Teatro Anatomico presso il complesso Sant’Agostino si colloca entro una ricerca strutturata nei teatri anatomici europei, tra Amsterdam, Bologna e Padova con la partecipazione di diversi artisti, musei e fondazioni. “Medicamento o veleno?”, Tradizione e usi terapeutici delle piante nella collezione Franchini, ancora al Complesso sant’Agostino espone piante essiccate utilizzate dagli indigeni di vari paesi dell’Africa settentrionale, è testimonianza di come già in passato non solo in Europa fosse diffusa l’attenzione degli uomini per l’uso di quelle che erano ritenute erbe curative. “il giudice e la strega, Documenti del Tribunale dell’Inquisizione di Modena dal XVI al XVIII secolo”, presso l’Archivio di stato illustra l’attività del Tribunale dell’Inquisizione modenese nell’arco di tre secoli, dal Cinquecento al Settecento, attraverso i documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Modena.


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