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Molti sono contrari alle restrizioni imposte dalla diocesi, persino il senatore Stefano Vaccari del PD le definisce “eccessive”

La Diocesi di Carpi dice “stop” ai funerali celebrati in luoghi diversi dalle chiese. E lo fa con una lettera datata 22 settembre agli impresari di pompe funebri. “La fede ha bisogno di esprimersi in gesti concreti” si legge nella missiva, disponente norme che, virgolette, “mai vanno eluse a proposito di luoghi e forme del commiato cristiano”. “Per qualsiasi fedele defunto” si legge ancora, “le esequie devono essere celebrate di norma nella chiesa della propria parrocchia”, o in altra indicata in vita dal defunto, o dai suoi parenti più stretti, col consenso di entrambi i parroci coinvolti. La lettera fa riferimento al nuovo rito delle esequie, documento del 2012 in cui si sottolinea l’importanza di riproporre la forma tradizionale della cerimonia attraverso la casa del defunto, la chiesa parrocchiale e il cimitero. Unica deroga ammessa è quella al luogo della cremazione in quei casi in cui il feretro vi giunga direttamente senza poter passare per la chiesa. Quanto alle preghiere presso la camera ardente, sono ammesse purché “in giorno diverso da quello del funerale” per non generale “false idee sul significato del commiato cristiano”. Tra i primi a recepire l’indicazione della Diocesi sono stati i parroci di Mirandola, che in una successiva lettera agli stessi destinatari invitano a non considerare le esequie “fatti privati” invitando a viverle “nella comunione ecclesiale”. La mossa della Diocesi di Carpi ha un bersaglio chiaro: lo stop alle celebrazioni in camera ardente o nelle cosiddette Funeral Home, che ha generato nella zona un primo vespaio di polemiche. Molti sono contrari alle restrizioni, persino il senatore Stefano Vaccari del PD le definisce “eccessive” invitando le parti a maggiore collaborazione e ricordando che i cappellani vengono inviati negli ospedali per il servizio religioso anche a spese della Regione. “Collaborazione”, va detto, è una parola che figura più volte anche nelle lettere della Diocesi e a cui si aggrappa la speranza di non assistere a un assurdo braccio di ferro attorno all’ultimo saluto.


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