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Cinque ore, tanto è durato l’interrogatorio di Augusto Bianchini

Cinque ore, tanto è durato l’interrogatorio di Augusto Bianchini, l’imprenditore di San Felice coinvolto nel maxi processo di mafia Aemilia. Bianchini ha risposto alle domande dei pubblici ministeri, ha ribadito di non sapere che Michele Bolognino fosse uno dei capiclan delle cosche cutresi infiltrate in Aemilia e nemmeno conosceva il ruolo di Giuseppe Giglio, l’imprenditore già condannato nel primo processo Aemilia a più di 12 anni di reclusione ed ora collaboratore di giustizia. Di non saperlo, almeno fino al giugno del 2013, quando per la Bianchini scattò l’interdittiva antimafia e l’esclusione dalla white list. Bianchini si è difeso dicendo che quello con Bolognino era una sorta di subappalto: all’impresa del boss erano stati affidati lavori specialisti. Augusto Bianchini è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, abuso d’ufficio e traffico illecito di rifiuti. Su quest’ultima accusa, in particolare gli inerti contaminati da amianto che sarebbero stati trattati in modo non conforme: “Il materiale arrivava già con la documentazione delle analisi fatte da chi conferiva, non eravamo tenuti a ulteriori verifiche” ha detto l’imputato.


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