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Aperti anche di sabato e più sicuri contro eventuali atti di violenza: così gli asili nido usciranno trasformati dalla nuova riforma regionale

La nuova legge regionale sugli asili nido sembra ritagliata sull’attualità modenese: da un lato introduce l’apertura i sabati mattina per le famiglie che fanno la settimana lunga al lavoro, come sperimentato l’estate scorsa in alcune strutture del territorio; dall’altro pone criteri più rigidi contro le violenze – tema che ricorda le forti polemiche e la causa penale seguite ai fatti della materna Mariele Ventre di Pavullo, risalenti a inizio 2016. Le educatrici e la direzione delle strutture dovranno dotarsi di un piano specifico di prevenzione, valutazione e gestione del rischio correlato allo stress da lavoro, che definisca strumenti e modalità. Attività di formazione, confronti periodici e riferimenti al coordinamento pedagogico territoriale; da ultima la segnalazione di eventuali disagi psicologici, vista la non trascurabile pressione alla quale le educatrici sono spesso sottoposte, senza contare la delicatezza dei soggetti che hanno in cura. Le aziende sanitarie saranno tenute a fornire l’adeguato supporto specialistico. Il via libera in commissione al testo della Giunta è già arrivato. Tra le novità introdotte alcune riguardano le caratteristiche dell’ambiente fisico, gli arredi e l’organizzazione delle strutture, oltre a nuovi strumenti per sondare la soddisfazione delle famiglie. Nelle cucine interne dovrà essere garantita la possibilità di preparare pasti per i bimbi dai nove mesi ai tre anni. Sono stati inoltre stanziati 7,3 milioni di euro per la gestione ampliata dei servizi, di cui 1,13 milioni toccheranno a Modena. Quanto all’orario è prevista l’estensione facoltativa fino alle 19.30, e oltre all’apertura al sabato sarà possibile garantire il servizio pure durante le vacanze natalizie, pasquali e nei mesi estivi. Si apre inoltre la possibilità di formare sezioni miste per favorire l’interazione tra bimbi di età diverse. Sono infine confermate le disposizioni precedenti sui servizi nido domiciliari, cosiddetti “piccoli gruppi educativi”, purché messi in rete col coordinamento pedagogico: potranno accogliere un massimo di 7 bimbi, che salgono a 8 se nessuno di questi ha età inferiore a un anno.


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