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Trecentoquarantasei segnalazioni in Regione, sessantotto solo a Modena: sono grida distanti d’allarme, quelle degli Hikikomori

Trecentoquarantasei segnalazioni in Regione, sessantotto solo a Modena: sono grida distanti d’allarme, quelle degli Hikikomori – termine giapponese che definisce i giovanissimi eremiti sociali intrappolati in una vita senza contatti diretti, al punto da arrivare a lasciare la scuola. Prigionieri di se stessi, di relazioni basate sui social network, o magari immersi in mondi virtuali come quelli di alcuni videogiochi, nei quali proiettano la propria esistenza: sono seguiti da un’associazione nazionale, la Hikikomori Italia, e vengono censiti – inevitabilmente – attraverso sondaggi online. In Emilia-Romagna 39 dei soggetti intervistati spiegano di non uscire praticamente mai di casa; 112 raccontano di non avere alcun rapporto coi compagni di classe, 115 li hanno solo attraverso i social; numeri a cui si aggiungono quelli dell’Ordine degli Psicologi, secondo cui altri 250 adolescenti emiliano-romagnoli sono seguiti privatamente per la loro patologia. Che porta alcuni di questi, ad esempio, a sopportare la presenza in classe per pochi minuti prima di chiedere di tornare tra le mura domestiche, come riporta questa mattina il quotidiano La Repubblica. Un fenomeno ancora poco conosciuto, quello degli Hikikomori, ma in forte crescita, se si considera che supera per numero di segnalazioni quelli legati a sindromi affettive e disturbi alimentari. Le famiglie spesso si trovano impreparate e finiscono per scambiare la complessa patologia per pigrizia o scarsa voglia di impegnarsi, mentre invece il male è profondo. Le scuole intanto si organizzano come possono, con piani di studio dedicati, compiti e interrogazioni via Skype. I prof cercano di arrivare agli Hikikomori attraverso l’unico vero canale di comunicazione: lo schermo luminoso del loro smartphone, o del loro personal computer.


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