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“Un iter che non si concluderà in questa legislatura, ma che getta le basi forti per una ripresa dopo le prossime elezioni politiche”

Il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini torna a ribadire il confine dell’iter verso una maggiore autonomia all’interno del quale la Regione si sta muovendo, lo stesso confine che ha portato alla firma della dichiarazione di intenti con il Premier Gentiloni alla vigilia dei referendum di Lombardia e Veneto. Quella chiesta dall’Emila Romagna è un’autonomia differenziata come previsto dalla Costituzione, ben diversa dalla richiesta di autonomia speciale, ipotesi che non era contenuta nel quesito referendario, ricorda Bonaccini, rispondendo di fatto al balzo in avanti del governatore Zaia, e nemmeno il trattenimento di tutte le tasse, perché altrimenti si chiamerebbe secessione fiscale. Nonostante le differenze, Bonaccini si è detto pronto ad aspettare che la Lombardia si sieda al tavolo con il Governo, come chiesto da Maroni, ma il confine resta quello della Costituzione, a partire dall’indicazione delle competenze: una decina quelle chieste da Viale Aldo Moro, sulle 23 totali. Un iter che non si concluderà in questa legislatura, ma che getta le basi per la ripresa dei lavori nella prossima


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