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E’ in netto calo l’affluenza alle urne rilevata alle 19 nei nove Comuni emiliano-romagnoli dove si vota per i ballottaggi

Dal primo turno di due domeniche il dato complessivo che riguarda la regione è passato dal 46,5% al 41,6%, circa cinque punti in meno. Un calo dei votanti fra i due turni è considerato fisiologico (e stimato mediamente fra il 10 e il 15%) visto che per molti elettori manca la ‘prima scelta’, ovvero il candidato sostenuto al primo turno. Stavolta, tuttavia, il dato di partenza, ovvero quello dell’affluenza del primo turno era già piuttosto basso e il calo, quindi, un po’ più contenuto. Il risultato, in ogni caso, sarà che, probabilmente, in alcuni comuni, potrebbe votare una quota di aventi diritto non troppo distante dalla soglia del 50%. L’attenzione maggiore è puntata su Bologna ove a sfidare il sindaco uscente Virginio Merola c’è la candidata leghista Lucia Borgonzoni. Alle 19 (il 5 giugno l’affluenza era stata del 46,3%, al ballottaggio del 41,6%) si sono persi 4,7 punti in percentuale. Dato che, verosimilmente potrebbe allargarsi alle 23. Due domeniche fa aveva votato il 59,7% dei bolognesi: si può quindi supporre che il dato finale non supererà di molto il 50%. Partecipazione in calo considerevole (-5,3%) anche a Ravenna, altro comune capoluogo nel quale si vota, dove il dato delle 19 è sceso dal 45,1% al 39,8%. A Ravenna si sfidano Michele De Pascale del centrosinistra e Massimiliano Alberghini del centrodestra. Affluenza in calo anche negli altri sei comuni sopra i 15mila abitanti dove gli elettori devono scegliere il sindaco. Si tratta di San Giovanni in Persiceto (44%, -3,8%), Cento (42,9%, -8%), Pavullo (46,9, -6,3%), Finale Emilia (44,3%, -5,5%), Cattolica (40,8%, -1,1%), Cesenatico (46,5, -4,3%) C’è invece un Comune (il più piccolo, quindi poco incisivo ai fini statistici) dove l’affluenza è cresciuta, sia pure dello 0,8%. Si tratta del Comune reggiano di Casina, dove il ballottaggio si è reso necessario perché due candidati hanno ottenuto lo stesso numero di voti. Evidentemente chi il 5 giugno è rimasto a casa ha ritenuto che il proprio voto potesse, nel secondo round, diventare decisivo.


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