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Sulle dichiarazioni della presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna interviene il procuratore Alfonso: “E’ il suo punto di vista”.

Botta e risposta tra procura e assemblea legislativa. “E’ il suo punto di vista: spero lo sia. Noi abbiamo il compito di fare il nostro lavoro. Lo facciamo e cerchiamo di farlo al meglio possibile, e dove ci sono evidenze di carattere penale le rileviamo”. Cosi’ il procuratore di Bologna Roberto Alfonso ha commentato le parole di chi, come la presidente della Assemblea legislativa della Emilia-Romagna Palma Costi, ha ribadito la correttezza dell’operato dell’assemblea (parlando di “assemblea virtuosa”) anche dopo i recenti sviluppi dell’inchiesta sulle spese e i rimborsi dei gruppi consiliari. Vota il sondaggio.

 

Inchiesta da cui emergono dettagli – non confermati dalla procura – come quelli della ‘spese pazze’ per cene e pranzi imputabili ai due capigruppo del Pd, Marco Monari, e l’allora capogruppo del Pdl Luigi Villani, poi sostituito dopo essere stato arrestato in un’altra inchiesta a Parma. I quotidiani della città infatti oggi riportano che i due hanno speso rispettivamente 30 e 43 mila euro in ristoranti in 19 mesi. Il primo per cene anche da diverse centinaia di euro per due o tre persone, il secondo per cene con più commensali, anche fino a 50. Nell’inchiesta per peculato sono indagati tutti i nove capigruppo dell’ assemblea in carica nel periodo oggetto di indagine.

 

Al momento sono stati analizzate solo le voci di spesa della legislatura in corso (da giugno 2010 a dicembre 2011), non quella precedente, dal 2005 al 2010, anche se la documentazione è stata acquisita. “Abbiamo necessariamente dovuto limitare l’oggetto. Dobbiamo fare i conti con le risorse – ha confermato il procuratore -, abbiamo acquisito la documentazione. Intanto abbiamo analizzato questo, poi si vedrà”.

 

 

E intanto potrebbero essere emessi a breve degli inviti a comparire nei confronti dei capigruppo finiti indagati nell’inchiesta. L’indiscrezione, non confermata, filtra da ambienti investigativi. Si tratterebbe di un passaggio necessario per approfondire e chiarire alcuni episodi finiti sotto la lente degli investigatori. A quanto si apprende sotto controllo ci sono tutti i circa 5 milioni di euro di fondi arrivati ai gruppi nel periodo preso in oggetto dall’inchiesta, e al momento non sarebbe possibile quantificare quanto di queste spese sia o meno ‘penalmente rilevante’.


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