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Dopo che Berlusconi chiesto le dimissioni dei ministri del Pdl, la caduta dell’esecutivo avrà pesanti conseguenze anche a livello economico

Il Governo affonda e l’Iva sale. E’ proprio l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto il casus belli scelto da Silvio Berlusconi per mandare in crisi l’esecutivo. “Una grave violazione dei patti”, indigeribile secondo il leader del Pdl che per questa ragione ieri ha invitato i suoi ministri a dimettersi. “Un gesto folle” secondo Enrico Letta, che a stretto giro ha risposto accusando l’ex premier di “rovesciare la frittata” esclusivamente per motivi personali e dando appuntamento in Parlamento dove ognuno “si assumerà le proprie responsabilità”. Come prevedibile, dunque, la compagine governativa non riesce a superare lo scoglio della condanna di Berlusconi e della sua probabile decadenza da senatore. Dopo appena cinque mesi si avvia a conclusione l’inedita e rischiosa esperienza delle larghe intese, sperimentata per superare lo stallo politico e l’emergenza economica. Ma questa rapida escalation della crisi avrà pesanti ripercussioni per la ripresa. Paradossalmente, la prima conseguenza dell’accelerata di ieri sarà proprio il passaggio dell’aliquota Iva dal 21 al 22 per cento. Che scatterà puntuale alla mezzanotte del primo ottobre rendendo impossibile il rinvio di tre mesi su cui stava lavorando il ministero dell’Economia. Un incremento che secondo Federconsumatori graverà sulle famiglie italiane per 207 euro all’anno. E poi c’è l’Imu: con la caduta del Governo Letta il saldo di dicembre quasi sicuramente si pagherà. E anche la prima rata di giugno può tornare in ballo, perchè il decreto che l’aveva cancellata attendeva fine ottobre per essere convertito in legge. Vanno in stand-by gli incentivi per assumere i giovani e il rifinanziamento di 330 milioni per la cassa integrazione. Ma a saltare è l’intero impianto della cosiddetta “manovrina correttiva” legata al tetto del rapporto deficit-pil tanto caro a Bruxelles: taglio del cuneo fiscale, dismissioni e ulteriore sblocco dei pagamenti della Pubblica amministrazione. L’Europa è già in allerta, così come i cittadini italiani.


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