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Inaugura domani alla Palazzina dei Giardini di Modena, una mostra che celebra l’influenza di Buonarroti nella cultura contemporanea. Per Modena una prima assoluta

E’ la pietà di Jan Fabre la prima opera che ti accoglie quando varchi la porta della Palazzina dei Giardini: 6 tonnellate di marmo bianco di Carrara, prelevati dalla stessa cava che Michelangelo utilizzò per realizzare la Pietà vaticana. Quella di Fabre dissacrante e drammatica insieme. Ma a stupirti di più è il David del sudafricano Kendell Geers: in scala 1:1, tutto di polistirolo e avvolto nel nastro da cantiere, tra pop art e deriva kitsch certamente ma ammirato dai visitatori di Thomas Struth. “Michelangelo e il Novecento”, 80 opere distribuite in due mostre, una a Modena, l’altra a Firenze alla Casa Buonarroti. Michelangelo resta per il Novecento uno straordinario punto di riferimento, lascia una traccia indelebile nell’opera degli artisti che si sono confrontati con lui. La fotografia della Pietà Rondanini di Gabriele Basilico, gli scatti di Aurelio Amendola nella basilica di San Lorenzo a Firenze e di Ico Parisi in San Pietro in Vincoli a Roma, l’Esclave di Yves Klein, l’ossessione per la forma di Robert Mapplethorpe. Artisti che si confrontano con disegni originali di Michelangelo, una prima assoluta per la città di Modena. La mostra resta aperta fino al 19 ottobre. A ingresso gratuito.


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