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Sgominata un’associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di prodotti petroliferi ed alla commissione di reati tributari

Si è conclusa oggi – con l’esecuzione di cinque misure di custodia cautelare e la denuncia di ulteriori 13 responsabili – l’“Operazione “CocktOIL” che ha consentito di smantellare un’associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di prodotti petroliferi ed alla commissione di reati tributari e fallimentari. Le indagini, durate ben due anni, sono state condotte sotto il coordinamento e la direzione della Procura della Repubblica di Parma, dalla Guardia di Finanza e dall’ Ufficio delle Dogane, e – si legge in una nota – ha permesso di ricostruire le attività di un sodalizio criminale che operava attraverso due impianti di distribuzione di prodotti gestiti da altrettanti consorzi di autotrasporto di merci di Fontevivo (Parma), potendo contare su altre persone in giro per l’Italia. Venivano contrabbandati ‘oli librificanti’, per il fisco assoggettati alla sola imposta di consumo, ma di fatto utilizzabili anche per l’autotrazione come il gasolio, che però sconta il pagamento di Iva e accise. Tra 2014 e 2015 il gruppo avrebbe immesso in consumo circa 5,4 milioni di litri di prodotto, evadendo sette milioni di euro di Iva e Irap e cinque di accise. I meccanismi di frode si sono progressivamente evoluti negli anni. Nell’arco di tempo compreso tra il 2014 ed il 2015, i due consorzi hanno operato – tramite intermediari commerciali di comodo – acquistando partite di olio lubrificante in diversi Paesi comunitari, in genere dell’Europa centro-orientale, dove tale prodotto non è assoggettato ad imposta di consumo. La merce raggiungeva l’Italia in regime di “transito”, scortata da documenti, non monitorati dal sistema comunitario, che attestavano una fittizia destinazione in un altro Paese dell’Unione (in genere Grecia, Cipro e Malta). Giunto in Italia, il conducente dell’autocisterna riceveva dall’organizzazione un falso Documento di Accompagnamento, da cui risultava un trasporto di gasolio nonché, quale provenienza e destinazione, due vere e proprie società “cartiere”, di fatto inesistenti. Il prodotto raggiungeva così il sito industriale di Fontevivo, dove veniva scaricato ed immesso al consumo evadendo l’imposta. “Per regolarizzare la contabilità – si legge ancora – erano poi adottati vari espedienti, tra i quali l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti emesse da società “cartiere” compiacenti. A partire dal 2015, per ridurre i rischi derivanti dai molteplici passaggi intermedi, l’associazione ha modificato il meccanismo illecito alla base del sistema di frode, provvedendo a rifornirsi di partite di olio lubrificante direttamente presso raffinerie nazionali. Il prodotto, formalmente, era acquistato tramite la fittizia intermediazione commerciale di società dell’est Europa e destinato ad altri operatori dell’Unione Europea, così da legittimare l’estrazione dalla raffineria senza versamento dell’imposta di consumo né addebito dell’IVA in fattura. Tuttavia, anche in questo caso, l’olio – scortato da un semplice documento di trasporto non monitorato telematicamente a livello comunitario – anziché uscire dal territorio dello Stato veniva dirottato a Fontevivo ed immesso in consumo illecitamente”. L’associazione, inoltre, si è resa responsabile del fallimento di uno dei due consorzi coinvolti per non assolvere agli oneri tributari e sottrarsi al pagamento di quanto dovuto. Le cinque ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari riguardano i principali responsabili, tutti italiane e residenti tra Parma e la Lombardia e gravati da numerosi precedenti penali, anche specifici. Ulteriori 13 persone, con ruoli minori, sono state denunciate a piede libero.


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