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Nonostante in carcere per omicidio, grazie a un telefono cellulare che deteneva illegalmente in cella, continuava le sue attività

Nonostante in carcere per omicidio, grazie a un telefono cellulare che deteneva illegalmente in cella, continuava le sue attività: coordinava spedizioni punitive, estorsioni, il pestaggio di chi non aderiva alle richieste di denaro e incendi dolosi ai danni di attività commerciali, abitazioni o autovetture. Protagonista Mario Illuminato, detenuto a Bologna dove sta scontando l’ergastolo per l’assassinio del boss camorrista Raffaele Guarino, avvenuto nel 2010 a Medesano, paese della collina parmense. A scoprirlo, i carabinieri del reparto operativo di Parma che hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip a suo carico e nei confronti di un complice che gli riforniva il telefono. Le indagini sono iniziate lo scorso aprile dopo la denuncia di un incendio doloso di un’abitazione di Medesano. L’ordine di appiccare il fuoco, hanno scoperto i militari, era partito da una utenza telefonica in uso nel carcere bolognese della Dozza. I carabinieri hanno così accertato che Illuminato, dalla cella, ordinava ai suoi collaboratori all’esterno come continuare a vessare le vittime. A portargli il telefono in carcere era il suo compagno di cella, un detenuto di origini siciliane condannato anche lui all’ergastolo, ma in semilibertà: al suo rientro nell’istituto penitenziario nascondeva il cellulare eludendo i controlli e permettendo a Illuminato di impartire i propri ordini. I militari, durante l’indagine, hanno messo sotto controllo l’utenza. In questo cmodo, oltre a scoprire cosa accadeva, hanno scongiurato le intimidazioni ordinate dal carcere anticipando le mosse dei collaboratori di Illuminato: si appostavano ‘casualmente’, nei luoghi dove dovevano consumarsi. Oltre ai due arrestati, sono coinvolte anche altre tre persone, denunciate all’autorità giudiziaria.


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