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Nessun colpevole secondo il tribunale, tanti invece secondo le famiglie delle vittime del sisma: non solo della Haemotronic di Medolla, ma anche delle Ceramiche Sant’Agostino in provincia di Ferrara.

Il 20 maggio del 2012 alle quattro del mattino Matteo Serra ha sollevato di peso suo padre invalido e l’ha trasportato fuori casa, a Gavello, mentre la terra tremava. Nove giorni dopo, tornando al lavoro alla Haemotronic, è rimasto ucciso dalla scossa delle nove del mattino, assieme a Paolo Siclari, Biagio Santucci e Giordano Visconti. Quattro giovani vite, giovani uomini di famiglie spezzate che davanti a una spianata fatta di ghiaia, che un tempo era la Haemotronic di Medolla, protestano contro la sentenza di archiviazione che ha lasciato sostanzialmente senza colpevoli quella tragedia. L’accusa delle famiglie è la stessa di allora: che Matteo, Paolo, Biagio e Giordano abbiano subito, assieme a molti altri, pesanti pressioni per tornare al lavoro nonostante lo stabilimento non fosse sicuro. Accanto a loro protesta chi ha perso figli, fratelli e mariti a Sant’Agostino, nell’omonima ceramica. “Muri di cartone” li definiscono, quelli collassati addosso ai loro cari. Oggi, a distanza di quasi quattro anni, in quei crolli cercano un senso, anche per ridurre il rischio futuro di episodi simili.

 


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