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Firmando una storica doppietta al Gp d’Austria, con Andrea Iannone per la prima volta sul gradino più alto del podio, seguito da Dovizioso

Tutto incredibilmente straordinario, la fine di un incubo che durava da sei anni. Il trionfale fine settimana in Austria si tinge di rosso, del rosso più vivo che ci possa essere: la Ducati realizza la doppietta più bella e inebriante per il popolo di fede biancorossa e sbanca Zeltweg. Andrea Iannone conquista la sua prima vittoria in MotoGP, con Andrea Dovizioso a completare un indimenticabile pomeriggio estivo. Gara vera, fatta di sorpassi e controsorpassi,sempre con le rosse in controllo seppur tallonate Rossi, Marquez e Lorenzo, i soliti noti che oggi, però, devono arrendersi alla superiorità altrui. Dovizioso e Iannone si contendono la prima piazza fino alla fine, Lorenzo si mantiene davanti a Rossi. Oggi, però, il palcoscenico può esser solo per le Ducati. Gioia allo stato puro, un successo che mancava dal Gran Premio d’Australia del 2010 e che coincide con il primo sigillo in carriera del pilota nativo di Vasto. Soddisfazione doppia grazie ad Andrea Dovizioso che taglia il traguardo in seconda posizione completando il dominio. Ci teneva a vincere, Dovizioso, che mastica amaro per la scelta delle gomme e si rammarica di non aver potuto spingere al 100%, senza voler però gettare alcuna ombra su questa storica doppietta. Un trionfo (celebrato sul suo profilo Facebook anche dal Presidente della Regione Stefano Bonaccini) che suggella la carriera nella Moto Gp dello spesso criticato Iannone, che non poteva fare regalo migliore (oltrechè a se stesso) anche a scuderia e tifosi nella sua ultima stagione con la Ducati. Nel 2017 correrà sotto le insegne della Suzuki, per via della scelta di Borgo Panigale di consegnare a Dovizioso il compito di agevolare il lavoro del campione del mondo in carica, quel Jorge Lorenzo che ha detto sì alla proposta di Gigi Dall’Igna, rinfrancato (dopo questa corsa) dal pensiero stupendo del domani che verrà. E rinfrancato anche dal grande lavoro del collaudatore Casey Stoner.


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