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L’istituto “Ramazzini” di Bologna batte il gigante delle bevande Usa Pepsi che, costretto dalle pressioni dei consumatori, sarebbe pronto a eliminare l’aspartame.

L’istituto “Ramazzini” di Bologna batte il gigante delle bevande Usa Pepsi che, costretto dalle pressioni dei consumatori, sarebbe pronto a eliminare l’aspartame come dolcificante dalle celebri bibite “Diet”. A darne l’annuncio in diretta è stata nientemeno che la britannica Bbc citando le ricerche del centro di Bentivoglio fondato da Cesare Maltoni e oggi diretto da Morando Soffritti. Il centro nel 2005, dopo una lunga trafila di sperimentazioni, è pervenuto alla certezza scientifica che il dolcificante, usato in massa dall’industria alimentare al posto del più calorico zucchero, può provocare il cancro. La pubblicazione dei dati scientifici ha prima creato allarme da parte delle istituzioni sanitarie, poi tra le associazioni di consumatori. E le vendite sono calate.

 

Ha la stessa quantità di calorie del saccarosio ma è centinaia di volte più efficiente come dolcificante. Una manna dal cielo, o meglio, dal laboratorio: l’aspartame, croce e delizia dei produttori di bibite gassate, è una delle sostanze più controverse nella storia dell’industria alimentare, che spacca letteralmente il Mondo in due fra Paesi che lo ammettono e altri che l’hanno bandito. La ragione del “no” è la possibilità che assumerlo per via orale faccia insorgere tumori: fenomeno osservato sulle cavie da laboratorio che tuttavia non è ancora dimostrato dalla Scienza oltre ogni dubbio; o almeno, non era. Potrebbe infatti risultare decisivo lo studio dell’Istituto Ramazzini di Bologna che imporrà al colosso delle bevande Pepsi di eliminare l’aspartame dalle bibite dietetiche: scelto appositamente per la bassissima quantità di calorie, è risultato però indurre alcune forme di cancro e addirittura l’emittente inglese BBC ha annunciato che Pepsi lo metterà da parte per sempre. La decisione dell’azienda in realtà è legata anche al drastico calo nei consumi della versione dietetica, ma sono altre centinaia i prodotti che potrebbero subire la stessa sorte: revoca dal mercato e modifica della formula, per eliminare il pericoloso dolcificante. Una vittoria a lungo attesa dal “Ramazzini”, che era giunto alle sue conclusioni sull’aspartame già nel 2005. Oggi il centro studi di Bentivoglio pretende almeno che i rischi vengano chiaramente esposti in etichetta, anche in quei paesi come gli Stati Uniti che tuttora lo considerano innocuo. E la ricerca del “Ramazzini” non finisce qui: analisi scrupolose anche sulle alternative, quali stelvia e sucralosio, sono in corso.


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