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Il rettore apre al dialogo, ma non farà retromarcia. Il Cua chiede di togliere i tornalli

Il rettore dell’Università di Bologna Francesco Ubertini, dopo gli scontri dei giorni scorsi, ha lanciato un appello al dialogo per la zona universitaria, ma ha escluso retromarce sulla questione dei cosiddetti tornelli, ovvero il controllo degli accessi alla biblioteca di Lettere, tema che ha fatto scoppiare la protesta.  “Noi siamo disponibili a parlare di tutto – hanno detto i
portavoce del collettivo – ma visto che anche il rettore dice che i tornelli non sono il problema centrale, intanto si riapra la biblioteca senza tornelli. Da lì si può riprendere un
dialogo. Anche perché in tutta l’Università di Bologna ci sono molte biblioteche dove si può entrare senza tornelli”. Il collettivo ha convocato per domani sera alle 19, al 38 di via Zamboni, una nuova assemblea per decidere come proseguire la mobilitazione. Giovedì alle 13, invece, in piazza Verdi, ci sarà un pranzo sociale per raccogliere fondi per aiutare i due attivisti che si trovano agli arresti domiciliari, che sarà seguito da musica e reading.

Il rettore ha ricordato come gli accessi regolati alla biblioteca facciano parte di un progetto
per le aperture serali, fino a mezzanotte, di quattro biblioteche della zona Universitaria. “Abbiamo annunciato questa iniziativa a maggio – ha detto – e da ottobre siamo partiti, con
le stesse modalità, in un’altra biblioteca della zona. Alla biblioteca di lettere, tuttavia, ci sono state molte volte segnalazioni di fatti gravi e reiterati che hanno creato una
situazione di disagio e pericolo. Abbiamo avuto numerose segnalazioni, fra cui il ripetuto ingresso di una persona con un cane”. “Non può essere però – ha ribadito – l’accesso regolato la
questione politica su cui dibattere, se ci confrontiamo sui temi veri forse possiamo riuscire a fare un passo avanti. Il punto fermo è che noi vogliamo andare avanti con il progetto delle
aperture serali e vogliamo garantire la sicurezza per tutti. L’accesso regolato, negli alti spazi dove è stato fatto ha funzionato bene. Io mi auguro che arrivi un giorno in cui non ci
sia bisogno di soluzioni di questo tipo. Sperò che in futuro possa accadere, oggi non è così”.
In ogni caso, l’appello al dialogo a tutto campo rimane. “Io sono molto scosso per ciò che è successo – ha detto – ma spero che se facciamo una riflessione insieme forse riusciamo a tirar
fuori qualcosa di buono anche da un fatto spiacevole”.

Intanto giusto ieri il consiglio comunale di Bologna ha approvato un ordine del giorno di condanna delle azioni del Cua: “Il Consiglio comunale di Bologna, premesso che ogni libera manifestazione pacifica è un valore per la discussione democratica – come sancito dall’art.21 della Costituzione italiana: ‘Tutti hanno il diritto di manifestare il proprio pensiero’. Sottolineato che la violenza non può essere di certo uno strumento di dissenso che una democrazia può tollerare come espressione di libertà di manifestare. Appurato che è necessario separare senza incertezza le legittime manifestazioni pacifiche di dissenso da coloro che, invece, alle manifestazioni partecipano in forma organizzata, con l’unico scopo di produrre violenza e danni; Condanna le azioni violente perpetrate da degli esponenti del CUA e prende le distanze da rappresentanti di forze politiche che, con i propri comportamenti individuali, giustificano manifestazioni violente del collettivo”.


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